martedì 27 aprile 2021

Io voglio essere felice!

 



Io voglio essere felice! Un imperativo che può soddisfare ogni pretesa.

Che cos’è la felicità?

Che sia una richiesta condizionata? Non credo!

Qualcuno osa descrivere la felicità come un attimo così inafferrabile che attribuisce licenza espressiva, per dare voce alle emozioni. Sarebbe poca cosa per l’immensità che è insita nella parola felicità e nelle emozioni di attesa che essa evoca. Scarto anche questa opzione.

E se fosse un processo di realizzazione, un’impresa che richiede un lavoro costante e molta fantasia; un lavoro che esula dalla concretezza e dalla materia, che è fatto di sorprese, di immaginazione, ossia di tutto quello che ci permette di immergerci nell’immensità evocata dalla felicità?

Se così fosse, per riuscire in tale impresa dovremmo abbandonare molte delle costruzioni mentali che ci impegnano; dovremmo abbandonare la sofferenza che incatena, il rancore per i torti subiti, l’isolamento emotivo. Anche questa è un’impresa. Ma, come ho scritto “Per uscirne bisogna entrarci

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