giovedì 21 novembre 2019

Passioni


Non di sola scrittura si vive. Sono una Trail Runner. Il Trail running è una disciplina che ho scoperto troppo tardi, ahimè! Ho scelto il termine “disciplina” non a caso. Il termine può contenere diversi significati aventi come liaison unica, il sacrificio, lo sforzo necessario a dominare l’istinto e non il corpo. Avete mai avuto paura di “partire”? E se alla partenza avanti agli occhi vi appare, in tutta la sua maestosità, una montagna da scalare? Secondo la neuroscienza ci sono diversi approcci con cui si affronta un’impresa di questo genere, e ciò dipende da quali aree del cervello avviano l’attività dell’agmidala. In realtà non mi sono mai posta il problema, perché il mio motto è “Io vinco alla partenza”. Tutto ciò che mia aspetta nella salita e ancor più nella discesa è momentaneo e non permanente. La fatica muscolare. L’iperventilazione, quando capita. I dolori lombari.  Il mio cervello percepisce il lato fisiologico e questo poco m’importa. E’ la mia mente che deve essere dominata! Non mi spaventa la montagna. Mi spaventa il carico di frustrazioni, pensieri negativi, vicoli ciechi, emotività lacerante che sono costretta a portare con me. I pesi del quotidiano vivere sono quelli che mi legano le articolazioni, mi impediscono di respirare con la giusta regolarità, e frenano costantemente il mio passo verso la salita. Eppure, arrivata sul punto più alto, poco prima di cominciare la discesa, la montagna mi permette di scaricare tutta l’immondizia che ho nella testa. La montagna mi libera e mi rende leggera. Nel momento in cui riesco a dominare la mente sono per davvero vicina al cielo. Le mie sono corsette che durano tre ore, quattro in circostanze impervie. Non sono una fuoriclasse e competo solo con me stessa. Ma vi assicuro che ne vale la pena. Parlerò ancora di Trail perché è una chiave di lettura.
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