giovedì 9 gennaio 2020

Il Lettore




Con l’avvento del sistema globale tutto può dirsi alla mercé di un algoritmo.

Allora, perché scrivere un romanzo e soprattutto per chi?

La simbologia delle lettere sembra aver perso la propria forza di attrazione. In questo tempo è sufficiente un’immagine a raccontare la storia di una vita, di un’esperienza, di un’emozione.

Siamo tutti bombardati di immagini che descrivono un accadimento di pochi attimi. Le immagini raccontano una storia che nasce e muore all’istante. Questo è il tempo in cui si possono guardare anche 1000 storie al giorno, basta un TikTok.

Un libro invece esige concentrazione, dedizione, disconnessione.

Il motivo che spinge uno scrittore a scrivere una storia è il desiderio di cristallizzare ciò che dalla storia può scaturire attraverso la lettura. Come se leggere rivelasse segreti ben custoditi, ovvero quelle migliaia di frequenze che il nostro DNA recepisce e che trasforma in informazioni fatte di numeri, lettere, e quindi suoni, immagini, odori. Un romanzo al pari di una sinfonia, di un dipinto, addirittura di un piatto di lasagne ha insito quelle percezioni sensoriali che portano alla formazione di una memoria emotiva, la quale supera di gran lunga l’intelligenza artificiale di un algoritmo.

Insomma, in questa parentesi antropologico-evolutiva l’uomo ha perso la capacità di interagire con l’universo, preferendogli una piatta raffigurazione.

Nessun uomo deve smettere di cercare la codificazione della nostra memoria emotiva, ossia quella che apre alle meraviglie del cuore e che muove le leggi di ciò che non conosciamo; ciò che ha il potere di procurarci stupore. Ecco la mia risposta!

Non critico, né censuro la grande opportunità offerta dal web, tuttavia voglio preservare la sensibilizzazione che ci rende esseri unici.

Al lettore ricordo che la connessione cibernetica lo ha allontanato dal silenzio, dall’isolamento e dalla immaginazione, mentre è il desiderio di ricerca, la curiosità, il piacere di scoprire il codice di un altro DNA, che abbisogna proprio di silenzio,  di isolamento e che sviluppa l’immaginazione.

Il silenzio è un mondo fatto di pensieri rivolti all’infinito. Il silenzio è un risultato che si conquista con un sano esercizio. Dal silenzio possiamo trarre molti benefici, tra cui il senso critico.

L’isolamento è un momento che viene dedicato alla creazione di qualcosa, la quale abbisogna soltanto di colui che la genera attraverso uno scambio privilegiato di vibrazioni. Qualcuno la chiama creazione. Per un artista si estrinseca attraverso la creatività. Essa non segue una tendenza. Non teme il copyright. Non teme la censura. La creatività è quel flusso continuo di idee che ingenerano una tale forza, energia, voglia di vivere nell’autore; tanto che l’universo la recepisce come informazione.

Ecco allora che quando le parole-simboli vengono lette prendono forma e vibrano di frequenze riconoscibili.

Ho il privilegio di possedere una mia personale biblioteca. Ogni libro corrisponde ad un momento, ad un vissuto. E se ho bisogno di risposte, so esattamente quale libro cercare, come se ci fosse un rapporto personale sempre vivo con tutti i libri che posseggo.

Provate a fare la stessa cosa entrando nei meandri del web, tra canali e piattaforme, aggiornate solo a fini economici, vagando tra le directory algoritmiche, e cercando tra le pagine che si sono costruite attraverso le immagini catturate da occhi diversi dall’amministratore e disinteressati rispetto all’utente.

Il lettore dunque diventa un utente che non può arricchire la propria intelligenza emotiva, perchè è chiamato ad interagire, ovverosia a dare piuttosto che ricevere.

Il lettore è invece colui che fa rivivere una storia dopo che è stata intrappolata dentro ad una precisa composizione di frequenze fatte di parole.

Per questo auguro a tutti un 2020 di buone letture.
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