mercoledì 5 febbraio 2020

L’inizio. L’idea. La ricerca. La decisione.




Ogni volta che ci esponiamo veniamo criticati.

Ogni volta che iniziamo qualcosa subiamo una critica. Ogni volta che abbiamo un’idea e soprattutto, ogni volta che prendiamo una decisione, dobbiamo accettare la voce di qualcuno che si sente in dovere di contraddirci.

Cogliere nella critica un elemento di valutazione oggettiva di una delle verità possibili nel caos della genesi non è sempre agevole, spesso si incontra una forza uguale e contraria all’amore con cui si sta generando un’idea. Un autore guarda ai propri interlocutori come a dei consiglieri fidati, rischiando invece, di essere stoppato proprio all’inizio.

Nella realizzazione di un’opera, l’inizio è paragonabile al prima di un tutto. L’inizio dunque è l’attimo prima di un’idea. E’ il caos che non trova quasi mai una giusta costruzione. Sono io che mi faccio architetto, e mi diverto nel codificare la mia ispirazione.

L’idea è la capacita di catturare un sogno fatto ad occhi aperti. L’idea è una visione che è stata vissuta.

Per me è anche il momento migliore di un progetto di scrittura, qualsiasi esso sia.

Non so mai che fine farà l’origine di un’idea e poco m’importa, perché per quanto io possa manipolare tale caos attraverso le informazioni che mi arriveranno in un secondo momento, ossia attraverso la ricerca; l’ispirazione rimarrà fiamma che arde. L’ispirazione è una fiamma ben riconoscibile anche se attorniata da un quantità abnorme di parole.



Quando ho deciso di far leggere un’idea di lavoro, nel suo apice, quindi in pieno caos d’origine, ho subito la peggiore delle torture, quindi qualcosa di più di una critica. La mia idea agli occhi del mio interlocutore appariva un concetto inafferrabile, mentre per me era un mondo di immagini, traversie, avventure, gioie e speranze. Per me l’idea era già storia compiuta: un tutto d’origine, per l’appunto.

L’input, che sta alla base dell’idea, mi porta a fare ricerca.



Avete mai provato a condividere i vostri momenti di ricerca? Un altro esperimento fallito!

I libri che si possono trovare sopra il mio tavolo quando sono in modalità “studio”, sono tra i più improbabili, così come lo sono le keywords che uso sul web.

C’è sempre un’anima perfetta che vede negli altri l’imperfezione, quindi il mio consiglio è di andare avanti, di non scoraggiarsi, perché il passo successivo, in qualunque fase di progettazione, checché se ne dica, è sempre il più entusiasmante.

Una volta deciso di partire, controvento ed in salita, bisogna saper usare il proprio entusiasmo. Mantenere il fervore iniziale non è cosa agevole.

Non importa cosa si sta scrivendo; il taglio sociale, religioso o politico è il frutto di una nostra decisione. Le decisioni, momenti di reale frustrazione.

Spesso la decisione che prendiamo non è conforme alla realtà, anzi può modificare il corso degli eventi, anche letterari; e qualche volta su alcune tematiche trasforma anche l’ottusità dell’autore.

Non è importante essere compiacenti e realizzare ciò che la società dominante impone come modello. E’, invece, importantissimo, quanto doloroso, decidere secondo l’orientamento della nostra identità spirituale. Solo così le parole prendono forma; prima, durante e dopo.

Quello che voglio dirvi è che un percorso letterario, di scrittura, artistico, non è per niente facile. Ci sono momenti di grande fermento e momenti di scoramento. Ci sono opposizioni. Idee divergenti. Conflitti interiori, surreali e reali. E tante, tante critiche. Ma ne vale la pena.

In un’altra occasione vi svelerò come trovare il coraggio di mettere un the end ad una storia.




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