Fatti che devono morire di verità


 

In questi giorni mi ritrovo a fare i conti con la realtà di fatti che non possono essere chiariti e che è bene che muoiano di “verità”!

Questa affermazione, riletta, sembra una contraddizione in termini, invece, è il frutto della saggezza!

Sono un po’ delusa dalle persone: lo ammetto senza pudore!

Questo mio sentire è certamente un retaggio degli infiniti ed eterogenei isolamenti che abbiamo vissuto per ben due anni. Anch’io ne ho subito le conseguenze!

In questo periodo di transizione, tuttavia, mi sono imposta di andare incontro alle persone per osservare la realtà di questo tempo. Almeno, pensavo di poterlo fare!

Per quel che ho potuto osservare, credo che le persone si stiano ossessionando per la vita altrui; forse ciò avveniva anche prima della pandemia; forse io non l’ho mai colto perché preferivo immaginare e raccontare altre storie, sceglierne le parole, tirare le fila di una trama perfetta e decidere il “The End”.

Ciò che mi sembra troppo rumoroso, oggi, è il chiacchiericcio inutile, dispersivo, distruttivo, come unica rappresentazione vivibile.

Vedo realtà tristi e falsate, quasi ogni giorno; comportamenti riprovevoli; disequilibri imposti. Eppure, la disinvoltura con cui si adoperano le parole, per costruire tutto ciò, è spettacolare!

 

Le parole hanno un loro peso specifico, l’ho già detto, e lo ripeto!

 

Le parole possono ferire e innescare processi di tortura infinita.

 

Le parole possono illudere, creare falsi miti, distruggere per sempre equilibri.

Le parole, però, sono sempre veicolate dalla nostra volontà. È bene chiederci, allora, prima di scagliare parole, cosa vogliamo essere innanzi alle parole, se è vero che il verbo è creazione!

 

Ecco, quello che voglio dire è che saper gestire la propria vita, senza farsi trascinare nei vortici delle parole altrui, sta diventando sempre più difficile! 

Eppure, basterebbe avere una prospettiva.

Un po’ come gestire una trama di un romanzo. Qualcuno, non io, consiglierebbe di seguire una scaletta oppure la poetica di Aristotele o ancora, le sequenze di Propp. 

La via, invece, è più semplice ed è in discesa: bisogna avere una prospettiva. E lasciar cadere le parole senza anima. Perché, ce ne sono di parole che sono state svuotate di significato, di energia! 

Quel tipo di parole servono a legittimare realtà falsate e comportamenti riprovevoli che invece, dovrebbero essere lasciati morire di verità.

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